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UN AMICO CHE SE NE VA............

 
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Inviato: Gio Feb 23, 2012 7:55 am    Oggetto: Ads

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mic54
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MessaggioInviato: Ven Mar 30, 2007 8:35 am    Oggetto: UN AMICO CHE SE NE VA............ Rispondi citando

    Il Signore è il mio pastore:
    non manco di nulla;
    su pascoli erbosi mi fa riposare
    ad acque tranquille mi conduce.
    Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
    per amore del suo nome.

    Se dovessi camminare in una valle oscura,
    non temerei alcun male, perché tu sei con me.
    Il tuo bastone e il tuo vincastro
    mi danno sicurezza.

    Davanti a me tu prepari una mensa
    sotto gli occhi dei miei nemici;
    cospargi di olio il mio capo.
    Il mio calice trabocca.
    Felicità e grazia mi saranno compagne
    tutti i giorni della mia vita,
    e abiterò nella casa del Signore
    per lunghissimi anni.




MIMMO BONAGURA NON E' PIU'

Ieri sera la notizia che aspettavamo da qualche tempo, ma che mai avremo voluto sentire, purtroppo è arrivata.

Mimmo Bonagura, è tornato alla casa del Padre Celeste, finalmente riposerà in quei pascoli erbosi, dissetandosi a quelle acque tranquille a cui tanto teneva, e che tanto ha fatto su questa vita terrena per meritarsele.

Ho avuto il piacere e di questo me ne rallegro, di aver conosciuto e frequentato Mimmo. Le nostre frequentazioni non erano assidue, erano sporadiche ma quando ci incontravamo era una gioia per entrambi.

La sua solarità, la sua voglia di vivere, il suo donarsi agli altri era un qualcosa fuori dalla norma.

Che esperienza meravigliosa, quando abbiamo fatto per qualche anno i papà scout, quando non riuscivo a comprendere certi atteggiamenti dei ragazzi e volevo essere severo, mi diceva lascia stare sono ragazzi, ma me lo diceva con quel sorriso, che ti faceva tornare sereno.

Come piaceva ascoltare quella sua voce quando ci allietava con canti religiosi e non.

Ecco così ho conosciuto Mimmo, e così lo ricorderò.

In questo triste giorno la cosa che mi consola è il fatto che sicuramente abiterà in quei pascoli quieti guidato dalla mano del Signore, a cui li tanto teneva, e che un giorno sicuramente ci incontreremo di nuovo.

Alla moglie e ai figli, un abbraccio sussurrando loro che Mimmo non ci ha lasciato perché vivrà, sempre nei nostri cuori e nei nostri ricordi

michele sirignano


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L'ultima modifica di mic54 il Sab Giu 02, 2007 8:04 pm, modificato 2 volte
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pink
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MessaggioInviato: Ven Mar 30, 2007 9:00 am    Oggetto: Rispondi citando

Ho notato che da qualche tempo la chiesa fa suonare le campane a festa quando un nostro fratello torna tra le braccia del Signore.

Ecco è cosi che voglio rocordare Mimmo.

Come la stessa famiglia ci ha indicato:

Perchè cercate tra i morti colui che è vivo ?

Ciao Mimmo !
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robertogiug
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Messaggi: 2888

MessaggioInviato: Ven Mar 30, 2007 9:43 am    Oggetto: Rispondi citando

mi associo e condivido gli interventi di mic54 e pink

nelle parole di conforto per la perdita di una sì brava persona,

alle condoglianze per la famiglia e per l'intera comunità parrocchiale di cui Mimmo era simbolo ed interprete brillante

vorrei aggiungere le riflessioni amare di un operatore sanitario.

Ancora una volta un morbo implacabile ha colpito un uomo nella sua piena maturità
Mi auguro che la ricerca scientifica riesca a oltremodo migliorare mezzi diagnostici e terapeutici al fine di evitare siffatte tragedie.

E' una speranza per la quale dovremo impegnarci ed alla quale dovremo fare riferimento sempre più nel nostro vivere quotidiano.

Roberto Giugliano
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Gabbiana
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Messaggi: 1335

MessaggioInviato: Ven Mar 30, 2007 9:52 am    Oggetto: Rispondi citando

Se mi ami non piangere

Se conoscessi il mistero
immenso del Cielo dove ora vivo,
questi orizzonti senza fine,
questa luce che tutto investe e penetra,
non piangeresti se mi ami!
Sono ormai assorbito nell'incanto di Dio
nella sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo
sono così piccole al confronto!
Mi è rimasto l'amore di te,
una tenerezza dilatata
che neppure immagini.
Vivo in una gioia purissima.
Nelle angustie del tempo
pensa a questa casa ove un giorno
saremo riuniti oltre la morte,
dissetati alla fonte inestinguibile
della gioia e dell'amore infinito.
Non piangere
se veramente mi ami!

Ciao Mimmo...
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antoniosaporito
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MessaggioInviato: Ven Mar 30, 2007 12:12 pm    Oggetto: Rispondi citando

Oggi sono molto triste, un amico non c'è più.
Se ne è andato in punta di piedi e con grande dignità, lasciando un vuoto incolmabile a tutti coloro che l'hanno conosciuto.
Rimane il ricordo del suo splendido sorriso che illuminava non solo il suo volto ma tutti coloro che gli stavano vicino.
Mimmo era, è, e resterà sempre una persona speciale, umana, sensibile, solidale, disponibile a tutto e per tutti.
Alla moglie, ai figli, a tutta la sua famiglia le più sentite condoglianze.

Antonio Saporito
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carmelorosa
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MessaggioInviato: Ven Mar 30, 2007 9:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

Spesso mi chiedo cosa sia veramente giusto nella vita. E' forse giusto che un uomo buono, un buon padre di famiglia, un onesto lavoratore lascia tutto cosi' giovane? E'giusto che siano sempre i migliori a lasciarci per primi? Non penso di possedere una tale fede cristiana per convincermi di cio'! Ma una cosa penso di poter chiedere a Dio con tutta la mia forza ed è quella di dare tanta fede ai figli e alla moglie del compianto Mimmo per potere accettare questa immane ingiustizia.
A Mimmo che dal Paradiso mi ascolta dico di avere un po' di pazienza, prima o poi ci rincontreremo e avro', cosi', la gioia di poter condividere con Te cio' che non ho avuto il piacere e l'onore di fare in questa breve vita terrena.
Alla famiglia tutta le piu' sentite condoglianze.
Carmelo Rosa

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IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI. GOYA.
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Pasquale ANNUNZIATA
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MessaggioInviato: Sab Mar 31, 2007 12:41 pm    Oggetto: X Mimmo BONAGURA Rispondi citando

L'altra sera, stavo ad una cena con amici e famiglia e si festeggiava il conseguimento di un titolo (laurea). All'improvviso suonò un telefonino, e dal quel momento un gelido si appopriò delle nostre persone. Era la notizia che non avremo mai voluto sapere, un'amico non c'era più. Mimmo BONAGURA, aveva scelto di continuare la sua opera in un'altro mondo.
Partecipando ieri ai suoi funerali, sono stato preso da un freddo gelido, non di compartecipazione ma di uno stato d'animo che non so spiegare. Il ricordo di Mimmo è indelebile, lo ricordo come un'uomo di una estrema pacatezza, dolcezza e serenità. Sempre a spendere una parola per gli altri e a fare opere di bene. Sempre vicino. Sempre. Un'amico con la A maiuscola. Mi dispiace. Il suo ricordo mi accompagnerà sempre. In mè c'è la consapevolezza di aver perso un GRANDISSIMO amico. Scusate ma non ho parole.
Ciao Mimmo.

Pasquale ANNUNZIATA
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maria grazia bonagura



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MessaggioInviato: Sab Mar 31, 2007 11:27 pm    Oggetto: Rispondi citando

GRAZIE...
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Mariano Rotondo



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MessaggioInviato: Dom Apr 01, 2007 1:25 am    Oggetto: Rispondi citando

Buonasera,
innanzitutto mi presento. Sono Mariano Rotondo, il genero di Mimmo Bonagura. Leggo che la mia ragazza vi ha già ringraziato per le soffici distese di sentimenti che avete offerto alla memoria del suo papà. Tuttavia io vorrei aggiungere qualcosa in più, raccontandovi risvolti che forse già sapete, ma di cui avverto vibrante la voglia di renderli noti. In cinque anni avrò probabilmente colto poco di tutto quanto c'era ancora da assorbire. Tra voi immagino ci siano persone che conoscevano da un pezzo mio suocero e per certi versi v'invidio, perchè adesso ascolto la mia voglia di apprendere, di non farmi sopraffare dal dolore. Mimmo è stato con me buono ed autoritario, il suo sguardo mi donava all'unisono Amore e responsabilità, spesso costringendomi con tenerezza a guardarmi dentro. Quando gli ho stretto per la prima volta la mano ero un giovanotto come tanti, pieno di sè e sicuro delle proprie stupide convinzioni. Senza nessuna pressione mio suocero ha saputo plasmarmi come altri non erano stati in grado di fare, regalandomi un'identità, un motivo in più per sperare. Un lampo nelle tenebre che ha squarciato la mia anima di cartapesta, avviando l'edificazione di uomo, sino a quel momento soltanto bambino. Pian piano ho letteralmente cambiato i miei sogni, le mie ambizioni, puntando al "sodo", come Lui ha sempre fatto. Ma è un "sodo" speciale, unico, fatto di dignità ed umiltà, coraggio e fresca brezza d'estate. Lui mi ha perdonato ogni cosa, mi ha mostrato misericordiosi sorrisi quando non ne vedevo da un pezzo. Da Lui ho osservato ed appreso il significato profondo della famiglia, il desiderio di tralasciare quel che credevo essenziale, ma che poi si è rivelato inutile. Allorchè un individuo torna alla "Casa del Padre" si spendono tante belle parole, ma stavolta è tutto diverso, è una nuova pagina nell'enciclopedia delle condoglianze, un capitolo che ha scritto Mimmo di suo stesso pugno. Chi come me l'ha seguito nella malattia, soprattutto negli ultimi giorni, è stato inondato dalla Passione. Eravamo come accanto ad una "sacralità" (fatemi passare questo termine), vivevamo grazie a gettiti d'istanti, perchè dalla sue provate corde vocali fuoriscisse una benedizione, una richiesta, quasi un testamento. Il mio cruccio è che seppur amandolo, per colpa della mia piccola personalità, non sono mai riuscito ad infondergli pienamente i miei Sentimenti. Durante gli ultimi secondi avrei voluto dirgli: "Papà", ma la vita terrena gli è sfuggita così in fretta che è stata più veloce della mia inettutidine. Adesso, però, so di avere qualcuno lassù da invocare, una figura di cui sono a conoscenza delle gesta, del suo gusto cordialmente irriverente e poetico, forse celeste. Si, avrei desiderato che durasse di più, che a lungo potessi ancora ricevere quelle dense sferzate di incantevoli concetti, lanciate dritte al cuore tra una pacca sul collo ed una battuta intrisa di carità a riguardo delle mie "farlocche" idee. Ma in fondo mi sento anche fortunato, perchè a differenza di chi conquisterà il cuore delle mie due amate cognatine, io l'ho conosciuto, ho trascorso con Lui un pezzo indimenticabile della mia esistenza. Loro non lo vedranno mai, l'assaporeranno soltanto dai miei racconti, dal mio infinito desiderio di farli partecipi di una serenità infusa, che auspico mi sia sempre tramandata dal cielo, divendendo un tassello delle mie distinzioni. L'ultima volta che gli ho stretto le mani è stato poco prima di celebrare i suoi funerali, ma non mi è sembrato affatto diverso dalla prima, era sempre lo stesso, soltanto che affidarmi al mio punto di riferimento, adesso richiede che alzi gli occhi in alto, guardando la cometa più luminosa di tutte. Ora prima di compiere un gesto, una scelta, penserò a cosa avrebbe fatto Lui, sperando che mi faccia da corazza contro la "scorza" della vita, ma anche da cuscino per gioire dello splendore della sua famiglia.

Ciao Papà
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Maurizio Scudiero



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MessaggioInviato: Lun Apr 02, 2007 10:32 am    Oggetto: Rispondi citando

Quando una persona perbene ci lascia, e Mimmo apparteneva a questa categoria, in noi rimane un grande tristezza.
Io però voglio ricordare la splendida e divertente giornata che ho trascorso con lui nello scorso mese di novembre, quando in un caratteristico ristorante di Vietri mangiammo dell'ottimo pesce accompagnatoda risate enerate dai racconti di vari aneddoti.
Nei prossimi giorni tornero lì
CIAO MIMMO.
Maurizio Scudiero
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mic54
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Messaggi: 689

MessaggioInviato: Gio Mag 17, 2007 9:07 pm    Oggetto: Rispondi citando


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Stamattina con il prof. Antonio Annunziata, ci siamo recati a far visita ai nostri cari defunti.
Oggi è San Pasquale, il papà di Antonio per l'appunto si chiamava Pasquale, che vecchietto simpatico che era zi Pascal..........
Non poteva mancare una visita anche a Mimmo, ci siamo seduti sulle scale all'interno della cappella dove Lui riposa e così in silenzio ognuno ricordava qualche episodio un momento di vita insieme a Mimmo, osservavo la sua foto con quegli occhi pieni di luce, ti parlavano.
In un angolo su un tavolino oltre ai fiori, a una coroncina e alla BIBBIA aperta su un piccolo leggio c'erano anche tre fogli stampati da un sito web.
Il sito è quello della "Fraternità di Emmaus" e in quei fogli c'era una lettera di Don Silvio per la fraternità di Emmaus che ripercorreva il cammino di fede di Mimmo.
Quella lettera non l'ho letta l'ho divorata, non finiva mai.
Ho conosciuto un Mimmo che non conoscevo, e come potevo visto che non ho la fede che aveva Lui.
La voglio far conoscere anche al popolo del "FORUM" non me ne vogliano don Silvio e i familiari di Mimmo io penso che sia giusto.


"Rendiamo Grazie a Dio"

Episcopio, 30 marzo 2007

Cari amici,

la morte del nostro amico non ci ha sorpresi ma ha suscitato comunque tanto dolore, lacrime che nascono dall'affetto per lui e dall'umanissima sensazione di aver perso un amico, prezioso e insostituibile. Ma la fede ci fa guardare oltre, la morte è annuncio dell'eternità verso la quale tutti siamo incamminati.

Vorrei ricordare con voi la vicenda terrena di Mimmo per rendere gloria a Dio delle meraviglie che ha compiuto in lui. In questo momento, inondato da tanti sentimenti , faccio molta fatica a ricordare gli eventi. Avremo tempo e modo per raccogliere esperienze e testimonianze perché nulla vada perduto. Anzi, vi invito fin d'ora a comunicare le vostre esperienze alla Segreteria di evangelizzazione. È mio dovere, il dovere che nasce dalla paternità di una storia e dall'amicizia con lui, raccontare le cose più importanti.

Ho conosciuto Mimmo e Rosaria nella primavera del 1988, quando il parroco di sant'Antonio, don Bruno Montanaro, mi invitò a conoscere e a seguire un gruppo di sposi che da poco era nato nella sua parrocchia. Erano poche coppie ma tutte desiderose di fare un cammino di fede. Il primoritiro ritiro che facemmo a Bracigliano (settembre 1989) fu un'esperienza fondamentale, un evento di grazia che incise fortemente nella vita di ciascuna coppia. Ricordo che a conclusione di quel ritiro, tutti gli altri lo prendevano in giro, chiamandolo “ padre Mimmo ” perché sembrava che avesse visto il Signore. Ed era davvero così! Avvenne qualcosa che cambiò radicalmente la sua vita. Trovò nel Signore la forza di fare scelte importanti e decisive per la sua vita e quella della sua famiglia.

Mimmo e Rosaria furono tra le quattro coppie a cui chiesi di far parte della Sentinella. Mi incontrai con questo piccolo gruppo l'8 dicembre 1991, nella luce dell'Immacolata, per dare inizio a questa nuova esperienza. Avevo scelto solo alcune coppie, quelle che mi sembravano più mature, per proporre un percorso più impegnativo. Volevamo essere una piccola comunità che si metteva a servizio di tutti con la preghiera e le opere. Volevo che questi sposi fossero come l'anima della comunità e diventassero un esempio e uno stimolo per tutti gli altri. Erano i primi passi di una storia che neppure io sapevo come si sarebbe sviluppata. E tuttavia, se ho potuto sognare traguardi più ambiziosi è anche grazie a sposi come loro che rispondevano sempre con generosità.

Fin da quegli anni tuttavia la scelta di Mimmo e Rosaria è stata decisa e fedele. Sempre presenti a tutti i ritiri (per alcuni anni frequentavamo i corsi Fac) e ai cenacoli. Fu proprio nel primo cenacolo (Boscotrecase, dicembre 1994), che Mimmo venne nella presentazione dei doni portando la chitarra e impegnandosi davanti a Dio a mettere la musica e il canto a servizio della Fraternità. Cosa che ha fatto sempre con gioia e con fedeltà, come tutti potete testimoniare. Non c'era evento comune in cui non fosse presente con la sua chitarra. Spesso portava la chitarra in auto per poterla utilizzare ad ogni evenienza.

Sempre in prima fila, Mimmo e Rosaria hanno partecipato al primo nucleo della Fraternità, insieme ad altri nove fratelli (me compreso) il 27 dicembre 1997 hanno fatto la promessa di Fraternità. Era la prima pietra di una casa che il Signore in questi anni ha provveduto a far crescere. Anche grazie alla loro disponibilità. Fin dai primi anni hanno scelto di svolgere il prezioso ministero della Parola , accompagnando fidanzati e sposi nel cammino della fede; in questa veste, e per qualche tempo anche in quella di responsabili zonali , hanno partecipato al Nucleo di evangelizzazione; hanno fatto parte fin dall'inizio dell'équipe che si occupava dell' oasi Regina della Famiglia e Mimmo, in modo particolare, ha dedicato tante energie a quest'opera che gli era particolarmente cara; lo scorso anno sono stati eletti nel Consiglio di Fraternità , hanno accolto la nomina per rispetto di quelli che avevano avuto fiducia in loro, pur sapendo le difficoltà a cui andavano incontro. Hanno adempiuto al loro compito con la sofferenza, un ministero efficace e fecondo.

Mimmo aveva un particolare amore per la missione . Annunciare il Vangelo era per lui una dimensione essenziale. Per questo, insieme a Rosaria, è sempre stato in prima fila anche nell' avventura missionaria partecipando attivamente sia al nucleo operativo che all'annuncio del Vangelo nei diversi luoghi in cui siamo stati chiamati, a cominciare dall'esperienza vissuta in Trentino all'inizio del 2000 e poi quella di Perito, Nocera Inferiore e Maiori. Ovunque ha portato la gioia della fede. Diversi anni fa, quando apparve all'orizzonte la possibilità di gestire una casa a Loreto, non esitò a dare la sua disponibilità. Ricordo che quando siamo andati a Mazara del Vallo (dicembre 2003) era tutto contento all'idea di poter aprire una casa in Sicilia, come un bambino che apre il regalo di Natale. Discutevamo di come avremmo potuto fare e di chi poteva andare.

Oltre alle comunità che hanno seguito come catechisti, insieme alla moglie, sono tantissimi anche incontri in cui andavano a portare la testimonianza della fede. Ogni incontro richiedeva sacrificio ma tutto era fatto nella gioia. Impossibile ricordare tutti i luoghi. Sono scritti nel libro della vita. Era per loro il modo per rendere grazie a Dio per tutto quello che avevano ricevuto da Lui. Un esempio: quando si trattò di coprire il vuoto creato a Casavatore, a causa della rinuncia dei catechisti di Napoli, non esitarono a dire il loro sì, assumendosi una nuova responsabilità.

È difficile ricordare tutti gli impegni ecclesiali che Mimmo ha accolto e vissuto con gioia. La lista che ho fatto si limita solo a richiamare gli ambiti fondamentali in cui ha esercitato la sua ministerialità. Non c'era appello in cui Mimmo non si sentiva interpellato e non c'era richiesta che non accogliesse sempre con eroica disponibilità. Avrebbe voluto anche dare altre risposte, ha custodito nel cuore tanti altri desideri. Era pronto anche a partire per portare il carisma della Fraternità in altri luoghi. Negli ultimi anni, soprattutto dopo il pellegrinaggio in Terra Santa, aveva maturato un grande amore verso quella terra, voleva che si costruisse una casa dedicata a Giovanni Paolo II. Credo che la Fraternità ha il dovere di accogliere e custodire questo desiderio per realizzarlo come e quando Dio vorrà.

Amava la Fraternità come e forse più della stessa famiglia di sangue. In essa aveva trovato fratelli veri con cui condividere gioie e dolori. Vivere e diffondere questo carisma era la prima ed unica preoccupazione. Ha dato davvero tutto, come la vedova del Vangelo (Lc 21, 1-4). Quanto soffriva nel vedere che alcune cose non andavano, non sopportava la tiepidezza che talvolta vedeva nelle comunità, a volte avrebbe voluto indossare la veste del profeta e gridare a tutti che senza Dio la vita non vale niente e che davanti alla gioia di comunicare il Vangelo tutto passa in secondo piano. Non sempre lo faceva perché nutriva rispetto per le persone e anche per paura di cadere nel giudizio. Sapeva soffrire in silenzio e portava tutto nella preghiera. Quando c'era qualche difficoltà, l'abbiamo sentito tante volte dire: “Ragazzi, dobbiamo pregare”.

Quando il male ha fatto la sua comparsa ed è apparso subito chiaro la sua gravità, gli ho chiesto di offrire tutto per la Fraternità e in particolare per le vocazioni verginali. Lo ha fatto con gioia. Fino all'ultimo respiro. E sono certo che il Signore ha accolto il suo sacrificio e ci donerà innumerevoli grazie. Forse non è un caso se proprio in questo periodo un'altra persona ha chiesto di iniziare il suo cammino verginale in Fraternità. L'ultima fu Annamaria. Era il 1997!

Mi ha voluto bene . Tanto. Come un fratello a lui carissimo e come un padre a cui mai avrebbe voluto dare un dispiacere. A volte lo rimproveravo per i canti, ha sempre accolto con umiltà. Accoglieva con docilità tutte le mie indicazioni. Anche quando non comprendeva, faceva prevalere la fiducia. Si lasciava guidare come un bambino. Non era tortuoso nei suoi ragionamenti. Fuggiva dalle chiacchiere vuote e dalle sterili lamentazioni. Andava diritto all'essenziale. E per lui l'essenziale era amare e servire. Quando parlava di sé chiudeva gli occhi. A volte lo prendevano in giro per questo. Certamente era segno di quella timidezza, mista a insicurezza, che non lo ha mai lasciato, nonostante gli anni maturi. Ma è come se avesse voluto custodire quei segreti, come se volesse dirli senza essere visto da nessuno.

La sua vita di fede era profondamente radicata nella preghiera . Non una preghiera sporadica ma una scelta che ritmava la sua giornata. Iniziava al mattino con la recita del Rosario, era la sua preghiera preferita, amava teneramente la Vergine. E poi la liturgia delle ore. Nel tempo aveva maturato un profondo legame con l'Eucaristia. Desiderava partecipare alla Messa tutti i giorni e ricevere Gesù era la sua gioia. Anche e soprattutto durante il tempo della malattia. In Lui trovava la forza di resistere agli assalti del maligno. Invitarlo a pregare era come invitarlo al banchetto. Mangiava volentieri e con gusto. Ma con lo stesso entusiasmo “si buttava” nella preghiera. Questo rapporto privilegiato con la preghiera spiega le sue scelte e la sua fedeltà.

Era veramente distaccato da ogni cosa, anche dagli affetti più cari. Il distacco nasceva dalla convinzione che Dio viene prima di tutto e deve essere preferito ad ogni altro bene. Quante volte ricordava agli amici della Fraternità che “dobbiamo lasciare tutto” e che solo Dio basta. Non era per lui solo una vaga idea ma un principio che ispirava la sua vita. Quando per esempio ha deciso di rinunciare a portare la [CENSORED] d'ordinanza sapeva di perdere un'indennità sullo stipendio; e sapeva pure che non l'avrebbe mai usata. Ma l'ha fatto per testimoniare una verità più grande del benessere materiale.

Il tempo della malattia non è stato breve né agevole. Il percorso che lo ha condotto sulla soglia della vita è stato aspro e doloroso. Niente gli è stato risparmiato. Ha bevuto allo stesso calice di Gesù. E come Lui ha avuto anche momenti difficili, quelli in cui la tentazione s'insinua in tutte le fibre dell'essere. Era cosciente di combattere una battaglia contro il maligno. Durante le lunghe notti prima del suo passaggio alla vita, Rosaria lo sentiva ripetere: “Vai via”, insieme alla dolce invocazione del suo Signore. Per questo, gli dissi un giorno le parole di Paolo: “ Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede ” (2Tm 4,7). Lo volevo preparare al passaggio decisivo, l'apostolo infatti dice anche: “ è giunto il momento di sciogliere le vele ” (4,6). Ma quelle parole racchiudono davvero tutta la sua esistenza.

Durante la malattia il dolore fisico era grande, anche se attenuato dai farmaci. E certamente più grande ancora era la sofferenza di lasciare la sua famiglia, la moglie, i figli ancora troppo piccoli, i fratelli nella fede. Ma qui entriamo in un capitolo troppo intimo, meglio restare sulla soglia della coscienza. Era sorprendete tuttavia vedere un uomo, che pur immerso in quella sofferenza, non smetteva di preoccuparsi degli altri. Fino all'ultimo. Un giorno della settimana scorsa, ad esempio, appena mi vede mi chiese: “Hai parlato con Umberto?”. Umberto è un nipote che vive a Chianciano al quale è molto legato. Riporto questo piccolo episodio come segno di uno stile, di una vita tutta consumata per gli altri.

C'è tutto un altro capitolo da scrivere, quello della sua famiglia. Il capitolo decisivo perché è quello legato alla sua fondamentale vocazione. Lascio a Rosaria il compito di scriverlo. Quando avrà tempo e serenità potrà raccontare questa esperienza che si è dipanata nel corso di trent'anni e rendere così gloria a Dio di tutto il bene ricevuto e donato, di tutte le scelte fatte insieme e di tutta la fatica e la gioia di amarsi. È un dovere farlo perché il Vangelo ci invita a non tenere la luce sotto il moggio. Quello che di bello Dio ha compiuto lo dobbiamo portare in piena luce: “ vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli ” (Mt 5,16).

Come Fraternità abbiamo il dovere di far raccogliere esperienze e testimonianze che riguardano Mimmo. È un dovere che nasce dalla fede e dal desiderio di cantare il nostro Magnificat , come ha fatto Maria nella casa di Zaccaria. Mimmo è per noi una conferma della grazia e del carisma che abbiamo ricevuto da Dio. Mentre lo affidiamo alla misericordia di Dio, gli chiediamo di preparare per noi in paradiso un'oasi dove trovare accoglienza quando anche noi saremo chiamati a varcare quella soglia che conduce nella pienezza della vita. A Dio solo sia gloria, oggi e sempre. Amen.

Don Silvio

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Mariano Rotondo



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MessaggioInviato: Ven Mag 18, 2007 12:31 am    Oggetto: Rispondi citando

Credo d'interpretare il pensiero dell'intera famiglia, affermando che la pubblicazione della lettera di Don Silvio su questo forum, non può fare altro che riempirci il cuore di piacere. Certo, avremmo voluto che queste frasi tardassero a giungere, magari tra venti, trenta, quarant'anni, forse ce ne sarebbero bastati anche solo dieci. Tuttavia lassù è stato scelto così, le altre pagine della sua immensa Fede, mio suocero le scriverà accanto al Padre e siamo sicuri che brilleranno ancora di più rispetto a quelle già tramandate nella sua luminosa vita terrena.

Mariano
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mic54
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MessaggioInviato: Sab Giu 02, 2007 8:33 pm    Oggetto: A DOMENICO BONAGURA Rispondi citando

Da Domenico Di Lauro riceviamo e pubblichiamo questo suo personale pensiero per l'amico Mimmo Bonagura.



A DOMENICO BONAGURA


Caro DOMENICO,

spero che, nell'alto dei cieli, non ti sarai dispiaciuto se rispetto agli altri colleghi che hanno lasciato il lavoro la mia penna è rimasta ferma, forse perchè sono stato preso dallo stesso dolore che mi ha colpito per la morte di mia sorella, o forse perchè, durante le funzioni religiose, le persone presenti hanno detto troppe cose di te.

Oggi, però, ti confesso che più passano i giorni, più rifletto sulle tante cose che hanno dette di Te in chiesa.

Sono convinto che il tuo operato religioso e quello della tua famiglia fa rivivere un'essenza di cristianesimo così puro e genuino da meritare gli stessi versi che Dante scrive per San Domenico nel dodicesimo canto del Paradiso " Domenico fu detto; e io ne parlo/ si come dell'agricola che Cristo/ elesse a l'orto suo per aiutarlo".

Poggiomarino, li 8 maggio 2007

Domenico Di Lauro

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